Imprese in rosa (Sondaggio Unioncamere)

Da un sondaggio condotto su 1000 imprenditrici italiane da Eurochambres[PDF - link esterno] (l’associazione dei sistemi camerali europei) emerge un fattore decisamente interessante: cresce sempre di più il numero di imprese gestite da donne.
Secondo i dati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere-Infocamere si è registrato, infatti, rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, un tasso di crescita del 2,4%.

Il MLAC ha curato una sintesi di quanto è emerso dalla ricerca.

2 Commenti a “Imprese in rosa (Sondaggio Unioncamere)”

  1. mirella arcamone mieac scrive:

    il dato è interessante…spinge, però ad una ulteriore riflessione sul ruolo, l’immagine, l’autopercezione della donna…
    se tentiamo di mettere insieme il dato sull’imprenditoria in rosa con i dati del Consiglio d’Europa sulla violenza sulle donne in ambito familiare..o con gli episodi di violenza (follia, disagio…?) che vedono le donne (adolescenti, madri…) invece protagoniste…

    NON POSSIAMO EVITARE UNA RIFLESSIONE PIU’ AMPIA SULL’ESSERE DONNA…

    Credo che dobbiamo riflettere su quanto e come la nostra cultura, i nostri stereotipi e perfino i nostri valori di credenti abbiano contribuito a costruire un modello bello quanto irraggiungibile di donna, se non ad imporle modelli eterogenei completamente inconciliabili tra loro, e perciò stesso frustranti. Uno o più modelli rispetto al quale è facile sentirsi inadeguati, che producono più sensi di colpa che liberazione, che spingono alcuni al sacrificio, altri all’edonismo, nessuno alla gioia; alcuni al silenzio, altri alla chiacchiera mistificante, mai alla comunicazione del disagio; tutti che danno per scontata la possibilità di essere ‘buone madri’, perfette mogli, imprenditrici (segretarie sottopagate e senza diritti?) grazie alla sola volontà di esserlo. Ma, per concentrarsi sulla maternità, ad esempio, un corpo biologicamente accogliente non determina di per sé un vissuto psicologicamente accogliente. Madri (e padri) si diventa con gran fatica (che cos’è perciò l’istinto materno?), in mezzo a tante ambiguità, non da soli, non una volta e per sempre, non per avere biologicamente procreato. Dobbiamo riflettere su come questa semplice convinzione degli esperti possa diventare patrimonio comune, modificando gli stereotipi, le aspettative.

    Ed infine tocca domandarsi se e quanto la ‘morale cattolica’ nell’enunciare i suoi valori, nel proporre i suoi modelli (di indubbia luminosità e bellezza ideale) sulla famiglia e sulla maternità in particolare (con la bellissima icona di Maria) non abbia, però, finito per dimenticare la vita concreta delle donne, da quel modello così lontana. La vita come dono, la procreazione come continuazione dell’opera creatrice di Dio, la maternità e paternità responsabile, orizzonti esaltanti, si sono scontrati con le quotidiane, faticose, frustranti esperienze delle donne (e degli uomini) dei nostri tempi. Con il terrore di una maternità precoce o indesiderata; con la disperata possibilità di abortire e con la possibilità di un figlio handicappato; con un marito infedele o semplicemente diverso dalle aspettative; con la voglia di appagare’ il proprio ‘senso di maternità’. O semplicemente con la paura di non farcela, di sbagliare, di non sapere amare ‘come si dovrebbe’; con la frustrazione di avere un figlio ‘diverso da come me l’aspettavo’; con i dubbi angosciosi sul ‘dove ho sbagliato?’… Per il vissuto di queste donne (e di tanti uomini) come può contare una semplice (per quanto alta) enunciazione di valori?
    Come la società civile, credo, anche la comunità ecclesiale si dovrà porre il problema di ripartire dalla solitudine delle donne, dal drammatico senso di inadeguatezza, dal mortificante travestimento quotidiano per apparire quello che non si è, dall’improbo inseguimento dei modelli…che quotidianamente si intreccia inestricablmente con la bellezza di essere madre (e padre). Tollerando, amando il limite che vi si esprime; ma che, solo, una volta riconosciuto, può condurre ad una reale modificazione del vissuto personale e collettivo.

  2. Buggiani Cecilia scrive:

    Non credo alle mie orecchie!!! Congratulazioni per il coraggio!!!
    faccio parte dell’Aci da molti anni e le problematiche che proponi le sto portando avanti da molto tempo, almeno come riflessione, da nessuno accolta, anzi contrastata,e tacciata di poca fede, perchè sembra che essere con Cristo faccia supererare le corse, le ansie, i sensi di colpa, le frustrazioni, le insoddisfazioni che il ruola di madre, moglie, lavoratrice, spesso infermiera dei genitori anziani, ecc…producono dentro alle donne. Certo non dimentico l’amore, la felicità, la serenità,la consapevolezza, ..
    Ricordiamo l’incarnazione….

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