Per una politica responsabile

L’Azione Cattolica Italiana, in vista della prossima competizione elettorale, lancia un invito a quanti saranno eletti al prossimo Parlamento sollecitandoli a fare propria l’idea di una politica responsabile.

In particolare, l’ACI sottolinea la necessità di “ristabilire una corretta gerarchia di valori tra etica, diritto, politica ed economia”, avendo a cuore la promozione della vita, l’attenzione alle fasce deboli della società, la realizzazione di una politica per l’immigrazione orientata al dialogo.
Essa riconosce, altresì, l’urgenza di porre mano ad una “convinta e costante azione a favore della pace e dello sviluppo dei popoli”, al fine di favorire i “processi di pacificazione nelle diverse aree del mondo, sconvolte da conflitti spesso dimenticati”.

Oltre alla Presidenza Nazionale, anche alcune realtà associative locali hanno espresso la propria convinta opinione circa la delicatezza e l’importanza del prossimo pronunciamento elettorale.

In particolare, si segnala:

  • il contributo dell’AC di Padova, la quale si è rivolta ai soci ed alle comunità cristiane invitandole a comprendere come “il bene comune sia una realtà dinamica e storica, la cui realizzazione procede a piccoli passi che devono fare i conti col pluralismo di idee e con posizioni diverse”;
  • la riflessione maturata dall’AC di Fermo, che, insieme al Meic, ha proposto un contributo su “Impresa e politica” partendo dalle sollecitazioni del documento preparatorio al IV Convegno Ecclesiale di Verona;
  • l’editoriale di Fabio Pizzul sul numero di marzo di “In dialogo”, il mensile dell’Azione Cattolica della Diocesi di Milano, nel quale si pone l’accento sull’importanza della partecipazione;
  • la riflessione di Mons. Luigi Martella - vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi - disponibile sul sito dell’AC diocesana e nella quale si sottolinea la necessità di porre la politica a servizio della speranza.
  • l’appello del Movimento di Impegno Educativo che sollecita i partiti politici a dotarsi di “codici etici di autoregolazione secondo i quali si stabiliscano regole, valori, obiettivi sui quali selezionare le candidature e gli incarichi”.
  • la riflessione dell’AC di Pordenone dal titolo: “Politica? Si, no, forse…”.
  • Sul forum del portale, inoltre, è aperto uno spazio per il confronto e la riflessione.

    Le associazioni diocesane che si sono rese protagoniste di una simile attenzione possono segnalarlo scrivendo a webmaster@azionecattolica.it

    Per approfondire:
    Scarica la lettera della Presidenza Nazionale di AC [pdf - 28 KB]

    3 Commenti a “Per una politica responsabile”

    1. mirella arcamone scrive:

      vi offro il contributo del Movimento di Impegno Educativo di AC alla riflessione per le prossime consultazioni elettorali.

      Roma, 25 febbraio 2006

      Educare la democrazia.
      Una riflessione in vista delle prossime consultazioni elettorali

      La società contemporanea è attraversata da grandi processi di cambiamento che stanno investendo i sistemi valoriali, i riferimenti etici, le istituzioni e gli stessi rapporti tra cittadini e potere politico. Le democrazie, come modalità e strumento di partecipazione responsabile dei cittadini alle scelte che interessano il vivere sociale, manifestano i segni di una profonda crisi che ormai si sta prolungando da molto tempo e che non sembra avviarsi verso una possibile conclusione.
      I segni di questa lunga transizione si avvertono, anche con maggiore evidenza, nel nostro Paese: è presente, infatti, un disagio diffuso che deriva dalla constatazione che la democrazia si riduce gradualmente ad un sistema di regole e di procedure, ma privo di anima, perché sempre più svuotato di valori condivisi e del necessario riferimento al bene comune.
      A fronte dell’affermazione del diritto di tutti a decidere del proprio futuro e del destino della comunità, sulla base dell’esercizio effettivo della cittadinanza, si verifica – come osserva Z. Bauman - “la crescente incapacità di agire politicamente, una fuga massiccia dalla politica e dalla cittadinanza responsabile”.
      Vi è una crisi, dunque, della cittadinanza che è speculare alla crisi della politica, come impegno di tutti per la costruzione della casa comune. La diffusione di una concezione utilitaristica e privatistica dello stato mostra chiaramente che si è indebolito il senso delle istituzioni e della legalità.
      Questo sguardo alla complessa situazione contemporanea, sul piano politico, spinge a cogliere la portata più ampia della sfida che si pone agli educatori: nel nostro Paese occorre metter mano ad una democrazia “educata”, cioè reale, sentita, partecipata. E ciò dal punto di vista educativo significa “educare la democrazia”, cioè creare occasioni, riflessioni, itinerari, luoghi… che - a partire da una riflessione sui meccanismi democratici e sulla loro rispondenza alla democrazia sostanziale - aiutino i giovani e gli adulti a partecipare in modo consapevole e responsabile, secondo l’etica del bene comune, ai processi decisionali e alle scelte che determinano la vita del nostro Paese.
      Percorsi grazie ai quali si incrocino l’educazione alla legalità ‘dal basso’ con quella ‘dall’alto’: i cittadini – cioè - ritrovano il gusto della cittadinanza, del senso civico, assieme alla riscoperta da parte dei politici e amministratori della grande valenza socio-educativa che rivestono il loro compito e il loro impegno.
      In sintesi, “educare la democrazia, per una democrazia educata” è la prospettiva più squisitamente politica dell’impegno educativo.
      Una prospettiva che non deve sembrare estranea ai compiti di un educatore cristiano. Infatti, vivere i valori evangelici e un’autentica spiritualità laicale vuol dire assumere i travagli e le speranze del proprio tempo. Senza temere, nella fede, nella speranza e nella carità di Cristo, di solcare le correnti contraddittorie e ‘pericolose’ di una storia che deve rimanere aperta alla speranza del Regno. In questo senso, educare è innestare nel presente il futuro di Dio: allargando lo sguardo, ampliando i propri campi di intervento, collaborando con tutti coloro che operano per l’autentica crescita di ogni uomo. Fermarsi al limitare della sfera individuale sarebbe un’omissione.
      Tutto ciò, nel concreto, significa: collegare virtuosamente educazione, democrazia, legalità e sviluppo; ridare vigore e dignità alla dimensione etica della politica; riscoprire forme adeguate di attuazione dei diritti e dei doveri richiesti da una società policentrica e multietnica; ideare nel territorio adeguati strumenti di partecipazione e cooperazione; recuperare insieme il giusto senso della comunità e del bene comune. Cose che, nell’ambito più specifico dell’azione politica, si traducono in alcuni valori fondamentali: la centralità della persona, l’attenzione alle fasce deboli, una economia a servizio della crescita di tutti, la politica come servizio, la partecipazione alle scelte come metodo.
      In questa prospettiva, si può auspicare che il destino del Paese venga affidato a persone che abbiano alcune caratteristiche: statura morale, capacità di comprendere i bisogni, contatto con la gente, correttezza e trasparenza nella richiesta del consenso e nella provenienza dei finanziamenti necessari.
      In tal senso, è importante che dal mondo dell’educazione giunga un pressante appello ai partiti politici affinché si dotino di codici etici di autoregolazione secondo i quali (prima e a prescindere dal giudizio penale) si stabiliscano regole, valori, obiettivi sui quali selezionare le candidature e gli incarichi politici, verificare la volontà di una seria lotta alla criminalità organizzata, valutare comportamenti e sistemi di relazione con ambienti mafiosi, al di là dalla loro valenza penale.
      Non può, infine, mancare un appello alla partecipazione informata, consapevole e attiva al voto. Perché ciò possa avvenire occorre che la campagna elettorale fuoriesca dalla sterile contrapposizione e dia ampio spazio al dibattito sui problemi reali del Paese. Programmi, contenuti, scelte e metodo di coinvolgimento degli elettori non sono aspetti da sottovalutare. Costituiscono l’ossatura per un corretto e costruttivo confronto e per accostare le nuove generazioni alla partecipazione democratica e costruire insieme un futuro di pace, di giustizia e di sviluppo per tutti.

    2. Francesco scrive:

      Prendendo spunto da un dossier apparso su “Jesus” nell’ottobre 2003, l’Azione Cattolica della mia parrocchia ha realizzato un documento d’orientamento politico e sociale il cui contenuto cerca di toccare diverse dinamiche che a nostro avviso richiedono maggiore attenzione soprattutto da parte di noi laici cristiani e soci di AC. Buona lettura!

      «Quando, infatti, negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».
      Giovanni XXIII, Pacem in terris
      Introduzione

      L’amore e il bene comune

      Sullo sfondo di questo nostro documento si inserisce come fondamento l’enciclica “Deus caritas est”, di Bendetto XVI, che racchiude in se i fondamenti del cristianesimo, partendo dalla ricostruzione della carità come amore riflesso nel mondo. Prendendo spunto dalla prima lettera di Giovanni, il cristianesimo trova il nucleo nel “servizio della carità”che si estende anche nella sfera dei rapporti politico-sociali in cui il cristiano è chiamato a concorrere alla creazione di un ordine giusto in funzione del bene comune. In questo contesto si avvalora l’essenza stessa della carità che vede l’impegno costante soprattutto del fedele laico di dedizione all’altro e alla costruzione di un ordine sociale giusto secondo i dettami della Chiesa.

      Da queste premesse scaturisce la risposta originale che viene offerta dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica volta alla costruzione organica di uno scenario di strette relazioni tra il necessario impegno della giustizia e il servizio della carità.

      L’enciclica del Papa risulta essere un viatico essenziale per un cammino di impegno e di liberazione, certo non facile, ma ancor più indispensabile in una fase della vita politica che appare spesso poco attenta ai valori. E’ proprio sulla necessità di alimentare eticamente le scelte politiche, che il laico cristiano è chiamato ad impegnarsi.

      Emerge così, il ruolo essenziale della politica, che già Paolo VI aveva considerato come “la forma più alta della carità”: ne consegue un imperativo morale per il cristiano che si propone nel riconoscimento dell’altro. “Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è proprio dei fedeli laici” e che, come cittadini dello Stato essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica”.

      Qui di seguito verranno enunciati i punti cardini che a nostro avviso richiedono l’attenzione di molti ed in particolare della nostra associazione. Premessa vuole che qualsiasi riferimento contenuto all’interno del documento, deve essere colto in relazione alla prospettiva nella quale esso si inserisce, ovvero quella dell’analisi sociale che la nostra associazione propone.
      Noi riteniamo che l’agire sociale dei fedeli cristiani non può isolarsi dall’osservazione attenta delle dinamiche ambientali (scuola, politica, ambiente, diritti, società) in cui essi vivono e si relazionano.

      1. LA CARTA COSTITUZIONALE E L’INCOGNITA DELLA “DEVOLUZIONE”
      L’Azione Cattolica nei suoi 140 anni di vita è stata sempre protagonista della storia del nostro paese – l’Italia. In particolare, nella Costituzione repubblicana, essa trova l’esperienza più alta del valore umano espressa nella ricerca del benessere comune garantito dai diritti e doveri ma soprattutto dalla coesione e dalla vita democratica alla quale il cittadino è chiamato in prima persona a contribuire. Tale strumento, giudicato esemplare e paradigmatico per il merito della sua elaborazione, è stato recentemente, oggetto di radicali cambiamenti nella parte riguardante l’unitarietà dello stato e delle funzioni amministrative a livello locale, regionale e statale, da parte delle istituzioni parlamentari. Leggiamo in un comunicato stampa diffuso dalla presidenza nazionale di Azione Cattolica: “L’Azione Cattolica Italiana guarda con attenzione e preoccupazione all’approvazione da parte delle Camere della recente riforma della Costituzione. […] Sul piano del metodo, ogni decisione di una maggioranza parlamentare di modificare importanti articoli della Costituzione contando sui propri voti, rappresenta un atto che, per quanto formalmente legittimo, sembra modificare sensibilmente l’arco dei valori condivisi che la Carta del 1948 interpreta e protegge.”
      Oltre alle osservazioni sul metodo di approvazione della riforma, nel comunicato si sottolinea che “Sul piano del merito, l’Azione Cattolica Italiana si chiede se le modifiche approvate non intacchino i valori della solidarietà, presupposto per la partecipazione pubblica all’edificazione del bene comune. In tale prospettiva appaiono estremamente controversi non soltanto il nuovo assetto degli organi dello Stato, dove i poteri del Primo ministro non risultano sufficientemente bilanciati da quelli del Parlamento e del Presidente della Repubblica, ma ancor più la cosiddetta “devoluzione”, dallo Stato alle regioni, della competenza legislativa su scuola, sanità e polizia amministrativa, che rischia di aggravare irreparabilmente la situazione di forte squilibrio a sfavore delle aree più deboli del Paese in materia di tutela dei diritti sociali.” In particolare:
      • siamo aperti al sostegno del Comitato “Salviamo la Costituzione” qualora si formasse nella nostra realtà e che trova nel presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro un autorevole sostenitore-promotore;
      • a partecipare al referendum costituzionale sulla riforma della costituzione che si svolgerà nel mese di giugno, esprimendo una valutazione negativa.

      2. RIPARTIRE DAL SUD (LAVORO – WELFARE – IMMIGRAZIONE)
      Attualizzare in maniera più convincente la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica in relazione al mondo contemporaneo, attraverso una “riscrittura” di un Codice sociale dei cattolici. Questa è stata la premessa che vede impegnata l’Azione Cattolica insieme ad altre realtà dell’associazionismo cattolico e sociale (ACLI – Comunità di Sant’Egidio – CISL) , nel progetto “Retinopera”, la cui coordinatrice nazionale è Paola Bignardi ex presidente nazionale dell’ Azione Cattolica Italiana.
      Il percorso di questo progetto è stato quello di un fitto lavoro di base, che vede impegnate le realtà locali e nazionali con lo scopo di individuare strategie di lavoro, progetti ed esperienze. Prima tappa di questo articolato percorso è stata non a caso, la città di Napoli. I vescovi del Meridione, in un documento del 1989, hanno scritto che il Paese si salverà solo insieme. E’ così che l’opportunità del sud, viene vista dalla Chiesa italiana come una priorità. Ripartire dal Sud significa rifiutare un’attenzione legata solo alle emergenze, farsi carico delle gravissime contraddizioni di queste terre e assumere la drammaticità delle situazioni concrete, a partire dalla povertà delle persone e delle famiglie – che è più del doppio della media nazionale – come dalle lacerazioni prodotte dalla criminalità organizzata. Pensiamo che la politica debba modificare il modo attuale di pensare il potere; che si metta in ascolto dei cittadini, che dia sobrietà e sostanza al dibattito politico.
      Un’attenzione a parte deve essere dedicata al tema sempre in discussione dell’Immigrazione e con esso quello dell’Integrazione. Nel 1970 gli stranieri presenti nel nostro paese erano meno di 100mila, oggi sono quasi tremilioni (quelli regolari) con un aumento vorticoso specialmente negli ultimi cinque anni. La maggior parte degli stranieri non entra nel nostro paese in maniera clandestina, ma legale. E quando arrivano non ci mettono tempo a trovarsi un lavoro. Questo vuol dire che ci sono centinaia di migliaia di uomini e donne che lavorano senza alcuna garanzia: sono ricattabili e in qualunque momento della loro vita sono a rischio di esplulsione. Questo può essere inteso come un vero e proprio “stato di soggezione giuridica”, il quale non produce altro che emarginazione ed esclusione sociale. A nostro avviso il diritto di voto è uno dei passi più importanti per una vera integrazione, poiché l’immigrato partecipando, viene incluso nella vita pubblica del paese di riferimento così da favorirne il passaggio da stranieri a cittadini. ( cfr volume Immigrati e partecipazione – Dalle consulte e dai consiglieri aggiunti al diritto di voto realizzato dalla Caritas Italiana).
      3. LEGALITA’, PACE, EQUITA’, SOLIDARIETA’ E L’EMERGENZA DEMOCRAZIA
      Temi scottanti quali la legalità, la pace, l’equità e la solidarietà che lo Stato nelle sue leggi non può trascurare. “La moneta cattiva scaccia quella buona”. Questo principio sembra si vada affermando sempre più nel dibattito politico, culturale e finanche religioso italiano. La moneta cattiva dell’argomento volgare, estremo, rozzo, finisce per emarginare quella buona della riflessione pacata, articolata e rispettosa. Morale? Dialogo, rispetto delle diversità, spirito di accoglienza finiscono in cantina.
      Ci sembra doveroso sottolineare quali “punti di sofferenza” a nostro avviso affliggono la democrazia italiana. 1) Il disprezzo per la legalità; 2) il rischio di un conflitto permanente tra le istituzioni e parti sociali; 3) l’eclissi del tradizionale ruolo europeista e pacifista dell’Italia sullo scenario internazionale; 4) il dilagare della ragione di mercato su quella della solidarietà e delle convivenza responsabile; 5) le disuguaglianze sempre più accentuate tra le classi sociali più deboli rispetto a quelle forti. Non possiamo non ricordare la nota pastorale dei vescovi italiani “Educare alla legalità”: un documento che affrontava allora le emergenze etiche con tempestività, energia e passione civile. E oggi?. I vescovi italiani, insieme a tutti i credenti, hanno ancora il dovere di intervenire nell’agone pubblico quando una serie di valori e di principi morali fondamentali per la convivenza civile paiono messi a rischio? O non sta prevalendo la tentazione di chiamarsi fuori dalla mischia, di “non sporcarsi le mani”? Da parte nostra non vogliamo dimenticare che proprio quell’Uomo con le braccia spalancate sulla croce obbliga a scuoterci dall’indifferenza, a donarci fino a quando il sonno della ragione continuerà a generare i mostri del fanatismo e dell’intolleranza. Non possiamo distrarci, far finta di niente, girando la testa dall’altra parte. Egli interpella la coscienza di ognuno – chiede la nostra responsabilità. In un sistema bipolare come il nostro, i cattolici si schierano e si dividono su ciò che non è fondamentalmente per la fede, ma è altrettanto vero che “i principi-valori” del cristiano, stanno a cuore a una larga fetta del laicato cattolico.
      4. LA FAMIGLIA PRIMA CELLULA DELLA SOCIETA’
      Il dibattito di questi giorni sui temi della famiglia e delle coppie di fatto pone l’accento su una questione che, come cristiani e come cittadini, non può vederci distratti o evasivi. L’Azione Cattolica Italiana, raccoglie con spirito di gratitudine e senso di corresponsabilità l’invito dei pastori, a prendere “sul serio quelle esigenze fondamentali e di lungo periodo della società e della famiglia sulle quali abbiamo tante volte richiamato l’attenzione”. Tale invito, peraltro, corrisponde ad un preciso dettato della Carta costituzionale, che l’associazione considera un supremo punto di equilibrio e di garanzia della nostra civiltà giuridica: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29).
      Il valore della famiglia, centrale per il futuro della società, troppo spesso è stato relegato in secondo piano, se non addirittura dimenticato da chi è chiamato a scrivere le leggi di questo paese. Il paradosso, come evidenziava bene il card. Ruini, “è che il sostegno pubblico alla famiglia in Italia è … molto minore, meno moderno e organico, pur in presenza di una gravissima e persistente crisi della natalità che sta già provocando, e causerà assai di più in futuro, ingenti danni sociali. Il sostegno alla famiglia legittima dovrebbe essere dunque la prima e vera preoccupazione dei legislatori”.
      Dinanzi ad uno scenario sociale e culturale in rapida trasformazione il dovere di tutelare il valore di questa originaria “società naturale”, senza confonderla con forme del tutto diverse di “società convenzionale”, pone delicate questioni che investono non soltanto la fede cristiana, ma anche il punto di raccordo tra il patrimonio storico del cattolicesimo italiano e i fondamenti di uno Stato laico, correttamente inteso. L’Azione Cattolica Italiana, impegnata a raccogliere e sviluppare il patrimonio di rinnovamento emerso nei due precedenti trienni, cercherà in particolare di promuovere, attraverso scelte adeguate di ordine organizzativo e programmatico, una specifica attenzione ai temi della famiglia e della vita, in spirito di totale fedeltà al documento della XII Assemblea, dove si riconosce la famiglia come “dimensione ordinaria della vita laicale… chiesa domestica e luogo fondamentale di crescita umana e cristiana”, oltre che “elemento chiave dentro il rinnovamento dell’associazione” (n. 4).
      Assumendo questa consegna senza esitazioni, l’AC s’impegna ad accogliere l’invito dei vescovi e ad offrire il proprio contributo ad un duplice livello, formativo e culturale: impegnandosi per una rinnovata evangelizzazione che ponga in primo piano la specificità del sacramento del matrimonio; adoperandosi per favorire un dibattito sereno - e libero da facili strumentalizzazioni politiche – intorno alla duplice differenza, di ordine morale, civile e giuridico, tra matrimonio e unioni di fatto da un lato, e tra unioni di persone di sesso diverso o dello stesso sesso dall’altro. In questa doppia articolazione del problema, la possibilità di rispondere ad esigenze che emergono da una società che cambia non può in nessun caso accogliere gli equivoci di una cultura dell’indifferenza, che pone sullo stesso piano il matrimonio e i cosiddetti Patti civili di solidarietà (Pacs), di cui, in realtà, come ha affermato il card. Ruini, “non vi è alcun reale bisogno e che produrrebbero al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno al popolo italiano”.
      Sullo sfondo sta, probabilmente, una più ampia riflessione sul rapporto tra affetti, legami e identità personale, che investe la differenza fra relazioni che sono il risultato di opzioni individuali e legami che non possono essere spostati nel paniere delle opzioni facoltative, senza cambiare il panorama culturale e i fondamenti ultimi della nostra società. Tutto questo senza dimenticare le difficoltà oggettive che pesano sui giovani disposti a dar vita a una famiglia e che le forze politiche sono chiamate a rimuovere con politiche familiari coerenti, coraggiose e significative.

      Azione Cattolica - Parrocchia S.Nicolò di Bari - Caronia (ME) - Diocesi di Patti

    3. Novità in circolazione » Archivio Blog » Una cultura della partecipazione scrive:

      […] In questi giorni, in linea con il contributo offerto dalla Presidenza Nazionale di ACI [pdf - 28 KB], altre associazioni diocesane - oltre a quelle già segnalate - hanno elaborato percorsi di riflessione in riferimento al tema della responsabilità politica. […]

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