La Repubblica delle donne

Li ricorda bene quei giorni, Tina Anselmi, allora soltanto diciannovenne, nel suo “Storia di una passione politica”: " Io e le mie amiche non trovavamo difficoltà a convincerle a partecipare. Piuttosto i dubbi erano sul come partecipare. Che cosa dobbiamo fare? Come facciamo a non sbagliare? Ne saremo capaci? Si rendevano conto che il voto era il punto di partenza di una nuova partecipazione alla vita sociale e politica del paese: un diritto-dovere che ci proiettava, da protagoniste nel futuro.
E le italiane , fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini , spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte.
Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza. democratica! "

Già allora le donne contribuirono quindi in modo significativo con la loro scelta a disegnare e a dare all’ Italia il volto di un paese democratico, fondato su un progetto condiviso, a servizio di ogni persona e del bene comune.

A 60 anni dalla nascita della Repubblica, sancita dunque anche grazie al voto delle donne, che per la prima volta poterono recarsi alle urne quel 2 giugno 1946, ci ritroviamo però ancora a discutere di quote rosa, di strumenti giuridico–politici che garantiscano l’ apporto delle donne alla costruzione della vita di un paese, l’ Italia, pienamente inserito nel contesto europeo e mondiale.

Al di là del merito, la tanto discussa e controversa questione delle quote rosa è un campanello d’ allarme. Di una partecipazione al voto necessaria, ma non sufficiente per una effettiva corresponsabilità politica.

Della necessità di prendersi a cuore la reale partecipazione di chi oggi si ritrova a vivere in una situazione di marginalità politica e sociale.

Oggi ci sembra dunque non ancora concluso il compito, la responsabilità,  delle donne per l’edificazione di una comunità civile rispettosa di tutti, capace di dare eguale valore, dignità, opportunità a ciascuno, uomo, donna, giovane, vecchio o bambino, che nelle sue istituzioni sia rappresentata da uomini e donne esempi “di  intransigenza morale, di modestia di costumi, di onestà intellettuale, di civica severità, di reciproco rispetto, di responsabile ponderatezza negli atti e nelle espressioni, di autocontrollo spirituale ed anche fisico, di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili popolarità pagate a prezzo del decoro e della dignità delle istituzioni stesse ”, come ebbe a dire Umberto Terracini, presiedendo l’Assemblea Costituente il 4 marzo 1947.

E’ questo il nostro modo di festeggiare, ma soprattutto di riconsegnarci, il dono e il valore  di una Repubblica nata 60 anni fa.  

Francesca Zabotti e Ilaria Vellani

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