«Credevano che il Vaticano II finisse in poche settimane, con l’approvazione dei documenti preparatori realizzati dalle varie commissioni. Buona parte della curia romana pensava all’imminente concilio come a un momento di ratifica di decisioni già prese. E invece…». Si è confermato il vivace testimone che conosciamo il cardinale Esilio Tonini, ospite di “E la chiesa suonò il rock”, una serata in cui il vescovo emerito di Ravenna si è confrontato con un giovane del concilio – Paolo Giuntella, giornalista del Tg1 – e una giovane d’oggi, Chiara Finocchietti, consigliere nazionale dell’Azione Cattolica.
Il concilio ecumenico ha mostrato al mondo il volto giovane di una chiesa capace di “cambiar musica”, ma quale messaggio offre oggi il Vaticano II ai giovani?
«Il concilio – ha sottolineato il cardinale – ha preparato cristiani capaci di cogliere i problemi del mondo: questa è una ricchezza che voi, giovani d’oggi, non potete permettervi di perdere. L’Azione Cattolica ha il compito di portare ciascun giovane alla cura del rapporto personale col suo Signore, consapevole del fatto che il cristiano non è un esecutore di ordini, ma qualcuno del quale Cristo si serve per parlare al mondo d’oggi».
Chiara Finocchietti ha provato a leggere i frutti del concilio nella sua vita, presentando in particolare tre momenti: l’incontro con i giovani del Fiac a Colonia, un periodo trascorso in Albania che le ha permesso di scoprire la vivacità di quella chiesa e un anno di studio in Svezia, durante il quale ha sperimentato la totale assenza di testimonianza, la difficoltà a parlare di Dio, a confrontarsi con il mistero.
Quasi rispondendo alla sua provocazione, Paolo Giuntella ha osservato che «il concilio è stato il frutto di una grande ricerca teologica, di una forte volontà pastorale e dei fermenti del laicato, grazie ai quali la chiesa ha cercato di parlare una lingua comprensibile a tutti: nella liturgia, ma anche nel raccontare al mondo il mistero di Cristo. A voi giovani è richiesto in primis lo sforzo di riscoprire un rapporto diretto con le Scritture per rendere intellettualmente corretta la fede; poi, di accompagnare i vostri coetanei che non si sono mai posti in ricerca di Dio fin sulle soglie del mistero».
Domenico Lanzilotta