La “memoria creativa” delle chiese
“Passati i primi anni eccitati dell’immediato post-Concilio, la profezia di Giovanni XXIII è affidata alla memoria creativa delle chiese”, queste le parole di Giuseppe Lazzati nell’editoriale del numero di novembre del 1982 di “Vita e pensiero”, rivista dell’Università Cattolica, a vent’anni dall’apertura del Vaticano II.
Oggi che celebriamo i quarant’anni dalla chiusura di questo grande evento di Chiesa (1965-2005), le parole di Lazzati sono più che mai ancora attuali: siamo incoraggiati come chiese locali ad essere “memoria creativa”. All’inizio di questo nuovo triennio, nelle linee di programmazione, l’AC ribadisce l’intenzione di “fare memoria del Concilio Vaticano II suscitando un laicato che sappia dar voce alla propria vocazione nella missione all’interno della Chiesa e del mondo”.
Con questo spirito si stanno moltiplicando negli ultimi mesi le iniziative da parte delle Azioni Cattoliche diocesane per promuovere incontri, momenti di dibattito, convegni, veglie di preghiera, sessioni di studio, scuole formative, incontri con testimoni, momenti di riflessione, tutte espressioni di quella vitalità associativa che riconosce nel Vaticano II non solo un grande evento di Chiesa di cui continuare a fare memoria, ma soprattutto una profezia da rinnovare quotidianamente nell’oggi della vita.
Chiara Sancin